di Antonello Mangano
Dal 2009 è aperto il cantiere preliminare del Ponte sullo Stretto, sulla sponda calabrese. Lo scopo era “eliminare le interferenze” per il futuro pilone. Oggi i soldi sono finiti e lo Stato chiede alle banche un mutuo da 12 milioni che pagheremo in 11 anni. Le condizioni di sicurezza all’interno sono pessime (come dimostra un nostro video) e alla fine dei lavori sarà spostato un chilometro di binario e innalzato un mostro di cemento armato.
VILLA SAN GIOVANNI (Reggio Calabria) - Il 20 gennaio il Cipe ha spostato ad altre opere 1.624 milioni di euro precedentemente assegnati alla “Stretto di Messina” spa. Nell’immaginario collettivo la questione del Ponte sullo Stretto è stata definitivamente sepolta. Invece continuano gli sprechi, che pagheremo per almeno undici anni. Ovvero il periodo del mutuo – con interessi a totale carico dello Stato – acceso per completare i lavori di Cannitello.
Si tratta di una “piccola opera” da 26 milioni progettata per spostare un chilometro di binario, tecnicamente “un lavoro propedeutico finalizzato a risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre calabrese del Ponte”. L’ideale prima pietra fu posta dal governo Berlusconi nel 2009. I lavori dovevano essere conclusi lo scorso giugno, ma i ritardi si vanno accumulando per ogni tipo di motivo: dal ritrovamento di una discarica abusiva (inclusi 6mila metri cubi di conglomerati cementizi) alle difficoltà nell’approvvigionamento delle travi; dalle alluvioni fino all’iniziativa “Puntualità Treni”, prevista da Rete ferroviaria italiana per le ultime festività natalizie, che “ha determinato la sospensione temporanea delle attività interferenti con la linea ferroviaria esistente”.

















