lunedì 30 gennaio 2012

Il Ponte sullo Stretto non si farà ma continueremo a pagarlo


di Antonello Mangano


Dal 2009 è aperto il cantiere preliminare del Ponte sullo Stretto, sulla sponda calabrese. Lo scopo era “eliminare le interferenze” per il futuro pilone. Oggi i soldi sono finiti e lo Stato chiede alle banche un mutuo da 12 milioni che pagheremo in 11 anni. Le condizioni di sicurezza all’interno sono pessime (come dimostra un nostro video) e alla fine dei lavori sarà spostato un chilometro di binario e innalzato un mostro di cemento armato.

VILLA SAN GIOVANNI (Reggio Calabria) - Il 20 gennaio il Cipe ha spostato ad altre opere 1.624 milioni di euro precedentemente assegnati alla “Stretto di Messina” spa. Nell’immaginario collettivo la questione del Ponte sullo Stretto è stata definitivamente sepolta. Invece continuano gli sprechi, che pagheremo per almeno undici anni. Ovvero il periodo del mutuo – con interessi a totale carico dello Stato – acceso per completare i lavori di Cannitello.
Si tratta di una “piccola opera” da 26 milioni progettata per spostare un chilometro di binario, tecnicamente “un lavoro propedeutico finalizzato a risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre calabrese del Ponte”. L’ideale prima pietra fu posta dal governo Berlusconi nel 2009. I lavori dovevano essere conclusi lo scorso giugno, ma i ritardi si vanno accumulando per ogni tipo di motivo: dal ritrovamento di una discarica abusiva (inclusi 6mila metri cubi di conglomerati cementizi) alle difficoltà nell’approvvigionamento delle travi; dalle alluvioni fino all’iniziativa “Puntualità Treni”, prevista da Rete ferroviaria italiana per le ultime festività natalizie, che “ha determinato la sospensione temporanea delle attività interferenti con la linea ferroviaria esistente”.

venerdì 27 gennaio 2012

SOLIDARIETA' AL MOVIMENTO NO TAV. LIBERI TUTTI!


Gli arresti e le perquisizioni di ieri, in seguito ai fatti del 3 luglio in Val di Susa, rappresentano l’ennesima svolta autoritaria e il tentativo di punire, dividere e criminalizzare il popolo resistente no tav.

D’altra parte la stretta repressiva del governo - come unico momento di (non) confronto con chi ogni giorno lotta per una società lontana dalle dinamiche mafiose, speculative e clientelari - non sorprende ormai nessuno.

Il movimento val susino, composto da soggettività molteplici, ha come obbiettivo unitario la costruzione di un futuro migliore e si batte contro l’opprimente dittatura delle banche, guardando alla connessione delle lotte come unica via per uscirne.

La rete no ponte esprime, quindi, vicinanza a tutti i compagn* che in questi giorni subiscono l’ingiustizia e l’arroganza del potere."

Rete No Ponte - Comunità dello Stretto

domenica 22 gennaio 2012

PONTE SULLO STRETTO. NON E’ ANCORA FINITA: “QUE SE VAYAN TODOS!”


di Luigi Sturniolo

Alla fine abbiamo vinto noi. Non era difficile immaginarselo. Il Ponte sullo Stretto non si reggeva in piedi da un punto di vista strutturale ed era basato su un meccanismo finanziario assolutamente improbabile. La domanda era soltanto capire quanti soldi avrebbero sperperato prima di dichiarare default. Si sono fermati a circa 500 milioni, allo stato attuale. 110 spesi nella stagione delle trivelle, un nuovo mutuo di 12 milioni acceso poche settimane fa per i lavori di Cannitello. Il territorio ha diritto adesso ad un risarcimento per il fallimento di una intera classe politica e burocratica che ha appeso l’area dello Stretto, ed il Sud in generale, ad una prospettiva inutile, impossibile, devastante, speculativa. I vari Ciucci, Buzzanca, Lombardo, Scopelliti  e amici dovrebbero trarre le giuste conseguenze e togliere il disturbo. Al di là delle colpe sull’utilizzo di risorse pubbliche, su di loro grava, infatti, la più grande delle responsabilità: quella di avere condotto un’intera area in un vicolo cieco, privo di qualsiasi prospettiva che non fosse l’impoverimento dei cittadini, la devastazione del territorio e la desertificazione produttiva. E’ possibile che non se ne rendano neanche ben conto, ma questo è il destino al quale sono destinati i territori sottoposti alle politiche delle grandi opere. O forse è meglio dire che alla desertificazione produttiva corrisponde la politica delle grandi opere. Bisognerebbe guardare meglio a quanto accaduto, ad esempio, con le grandi dighe in Africa.

venerdì 23 dicembre 2011

Ponte sullo Stretto di Messina - Le associazioni ambientaliste scrivono al Presidente del Consiglio Monti

“IL GOVERNO NON APPROVI IL PROGETTO DEFINITIVO  E SI EVITI IL PUNTO DI NON RITORNO DELL’AVVIO DEI CANTIERI”. Dopo la conferenza tenutasi a Roma martedi’ (Sala del Senato - ex hotel Bologna) dalle associazioni ambientaliste. In 245 pagine di osservazioni tutti i motivi di contestazione del progetto. Ad aderire anche diversi parlamentari. La scheda di approfondimento.
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Il Governo rigetti il progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina, redatto dalla Stretto di Messina SpA (Concessionaria interamente pubblica) e da Eurolink (General Contractor -GC, con a capofila Impregilo), che costa 66 milioni di euro di fondi pubblici (come previsto nel contratto tra concessionaria e GC), per degli elaborati che, a giudizio delle associazioni ambientaliste, risultano essere estremamente carenti sia dal punto di vista tecnico che dell’impatto ambientale, naturalistico, paesaggistico ed idrogeologico, ed evitando così di superare il  punto di non ritorno che obbligherebbe lo Stato a versare altri 56 milioni di euro per il progetto esecutivo e a pagare penali fino a 425 milioni di euro nel caso dell’avvio anche di un solo cantiere per  l’opera principale o delle opere connesse.  Si eviti così di continuare a congelare ingenti risorse utili per lo sviluppo del Mezzogiorno (il costo dell’intervento è salito dall’aprile 2010 al luglio 2011 da 6,3 ad 8,5 miliardi di euro: + 34%) che potrebbero essere meglio impiegate per il risanamento del territorio e per interventi di adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture esistenti, a cominciare dal potenziamento delle ferrovie siciliane e dal completamento dei lavori dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della SS106 Ionica.

giovedì 22 dicembre 2011

FIRMA PER DIRE NO ALLA DISMISSIONE DELLE FERROVIE AL SUD. NO AL LICENZIAMENTO DEI LAVORATORI SERVIRAIL.

Denunciamo Trenitalia e il suo amministratore delegato Mauro Moretti per il furto del diritto alla mobilità costituzionalmente garantito. 
La Sicilia e il Sud Italia non possono essere espropriate ulteriormente.
Siamo stanchi di pagare l'alta velocità: se il prezzo per i Freccia Rossa è la dismissione di un servizio fondamentale allora al diavolo l'alta velocita.
Diciamo No alla Tav e chiediamo al governo Italiano e all'Europa (se ancora esiste) che i fondi impiegati attualmente per il progetto e per la repressione della popolazione valsusina vengano destinati alla riqualificazione e al rilancio del trasporto pubblico.
Diciamo No allo sperpero di risorse legato al fantomatico progetto del Ponte sullo Stretto e chiediamo a Rfi di ritirare la partecipazione azionaria all'interno della Società Stretto di Messina della quale chiediamo altresì la chiusura immediata.
Non è possibile sostenere contemporaneamente la dismissione delle ferrovie al sud (Treni Notte, Officine Grandi Riparazione) e la costruzione del Ponte sullo Stretto la cui necessità viene continuamente giustificata con la possibilità di incrementare il trasporto merci via treno.
Diciamo No al LICENZIAMENTO DI 800 IMPIEGATI DELLA SERVIRAIL: non è possibile lasciare senza un lavoro 800 persone per la salvaguardia dei bilanci aziendali e dei profitti manageriali.

Se condividi, FIRMA questa petizione, CONDIVIDI questa petizione sui social network e INVIA questo reclamo direttamente a Trenitalia al seguente link.

http://reclami-e-suggerimenti.trenitalia.com/Reclami/Default.aspx



PER FIRMARE LA PETIZIONE:

domenica 18 dicembre 2011

IMMAGINIAMO UN FUTURO FELICE / RIFIUTIAMO L’INCUBO CHE CI VIENE OFFERTO


Oltre 500 persone hanno partecipato al corteo messinese per la cittadinanza universale e contro il razzismo. La manifestazione, indetta dal Comitato 18 dicembre, si è svolta nell’ambito della giornata mondiale dei migranti indetta dal Forum Sociale Mondiale di Dakar ed ha agitato una piattaforma condivisa che chiede, tra le altre cose, la cancellazione della Legge Bossi-Fini, il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce in Italia  e il rilascio del permesso di soggiorno per chi ha partecipato alla “sanatoria truffa”. La rabbia per l’uccisione a Firenze, da mano fascista, di Mor Diop e Modou Samb è stato il sentimento prevalente per tutto il corteo e forte è stato il protagonismo della comunità senegalese.

La difesa dal razzismo e il diritto a poter scegliere dove e come costruire il proprio futuro hanno convissuto con i temi legati alla difesa del territorio e alla battaglia per i beni comuni. La cancellazione della Stretto di Messina Spa e la rescissione del contratto con Impregilo sono stati indicati come l’obiettivo principale del movimento no ponte affinchè si chiuda definitivamente la partita e si utilizzino le risorse destinate alla devastante infrastruttura per la messa in sicurezza del territorio.

I temi della lotta contro la precarietà e per la difesa del welfare sono stati sottolineati dall’affissione sulle inferriate della Banca d’Italia di uno striscione con lo slogan “O la Borsa o la vita / people before profit”, ad indicare che, se il lavoro sociale, le vite di tutti e le politiche governative (tutte) sono oggi sottomesse ai flussi finanziari e comandati dai signori della finanza, non sarà possibile difendere le condizioni materiali di vita di milioni di persone se non si disconoscerà il debito e si procederà ad una forte redistribuzione sociale della ricchezza.

Di fronte al Municipio di Messina è stato, inoltre, esposto uno striscione che recava la scritta “Dimissioni” ed invitava Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale a togliere il disturbo per manifesta incapacità ad affrontare i problemi che il territorio vive. In particolare, al sindaco Buzzanca che minaccia di chiedere un risarcimento danni per la mancata costruzione del Ponte sullo Stretto diciamo che sarà la città a chiedere un risarcimento a chi, incapace di immaginare un futuro felice, ha fatto inseguire a tutta la comunità un incubo devastante.

Nel corso del tragitto, terminato davanti alla Prefettura con gli interventi delle comunità di migranti, è stato realizzato un collegamento telefonico con il lavoratori dei cantieri navali di Trapani che, sotto minaccia di licenziamento, hanno deciso di occupare, ad oltranza, la nave che avevano in lavorazione. Dal corteo a loro un applauso di incoraggiamento a continuare la lotta. Da loro al corteo i migliori auguri per la riuscita della manifestazione.

COMITATO 18 DICEMBRE

mercoledì 14 dicembre 2011

Lo spot del corteo del 18 dicembre per i diritti globali

Il progetto urbano del Tirone: un groviglio in progress


di Luciano Marabello - Comunità Urbana

Le nuove strategie di avanzamento tecnico e amministrativo per l’attuazione del progetto Stu Tirone e del connesso procedimento Contratto di Quartiere 2 si mostrano ancora in questi giorni.
Il 15 dicembre 2011 una nuova conferenza dei servizi esaminerà per l’approvazione in linea tecnica brandelli di progetto definitivo: per parti si procede ad inghiottire bocconi di città.
La mossa strategica messa in atto dall’Amministrazione e dalla società STU, per far digerire gli interventi è quella di distillarli poco per volta, un avanzamento per frammenti, un sistematico ricorso ad innovazioni di procedimento che tendono a rimescolare carte a far perdere le tracce e la chiarezza sia del processo che del prodotto.
Il dibattito prodotto quasi due anni fa per lo stimolo del gruppo di lavoro delle professioni e dei saperi Comunità Urbana, le azioni deliberative del Consiglio della IV circoscrizione e gli interventi dell’associazionismo e di alcuni Consiglieri comunali, hanno espresso un metodo d’intervento attivo nei processi di osservazione e discussione delle trasformazioni urbane. Un metodo in cui, azione politica dal basso, competenze tecniche ed intellettuali ma anche politica delegata avevano trovato come luogo comune quel pezzo di citta chiamato Tirone.
La traccia condivisa nei temi del dibattito è stata la richiesta di attenzione reale alla trasformazione della città e il perseguimento di azioni concrete per la sostenibilità nelle azioni procedurali, progettuali ed economiche.

martedì 13 dicembre 2011

KALAFRO - NO AL PONTE - Cartoonclip

IL PONTE DI MESSINA, CATASTROFE IDROGEOLOGICA


di Antonio Mazzeo

Cantieri, linee ferroviarie e arterie stradali, enormi discariche a cielo aperto dove stipare milioni di metri cubi di scavi: tutti da realizzare in aree ad altissimo rischio idrogeologico dove l’erosione dei terreni sembra procedere inarrestabile. Le ultime fiumare da cementificare e trasformare in grandi vie di comunicazione o parcheggi, destinate a straripare in caso di piogge intense ed ingoiare case ed esseri viventi. La lettura delle carte progettuali del Ponte di Messina rivela le mille insensatezze di chi si ostina a tenere in vita il mito-mostro del collegamento stabile sullo Stretto, in un territorio stuprato e annientato da costruzioni selvagge, anonime, prive di spazi verdi o servizi pubblici, squallidi centri-dormitori disumanizzati e disumanizzanti. Un’opera che elude i fragili equilibri idrogeologici di una città non luogo, vulnerabilissima alle frane e alle alluvioni e che, solo due anni fa, ha pagato un terribile tributo per le scellerate scelte di una classe politica inetta e di una borghesia parassitaria, affarista, mafiosa.

lunedì 12 dicembre 2011

LA RETE NO PONTE IN PIAZZA IL 18 DICEMBRE


Il 18 Dicembre, giornata di azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti (promossa dal forum sociale mondiale di Dakar), in tutto il mondo si manifesterà per i diritti umani, sociali e politici affinché ogni cittadino del pianeta possa decidere dove e come costruire il proprio futuro. La Rete No Ponte aderisce alla giornata di mobilitazione per ribadire la propria opposizione allo sperpero di denaro pubblico e alla devastazione dell’ambiente che accompagnano la più inutile delle infrastrutture. In particolare, il 18 dicembre (concentramento alle ore 16.00 in Piazza Antonello) la Rete No Ponte rivendicherà la chiusura della Stretto di Messina Spa (concessionaria per la progettazione e costruzione del Ponte), la cancellazione del contratto con Impregilo e il disconoscimento di alcun tipo di penale nei confronti di questa e delle consociate in Eurolink (general contractor per la progettazione e la costruzione del Ponte). Dopo la conferma del disimpegno economico dell’Unione Europea, dopo l’impegno della Camera ad utilizzare le risorse destinate al “mostro sullo Stretto” per il trasporto locale e dopo la cancellazione delle opere compensative è, infatti, giunto il momento di chiudere la partita e mettere la parola fine ad un iter improduttivo che serve solo a foraggiare studi di progettazione e grandi contractor senza alcun guadagno per il territorio e gli abitanti dell’area dello Stretto.

venerdì 9 dicembre 2011

Sabato 10 ore 18.00 Presidio contro la cancellazione dei treni-notte


AL TERMINE DEL DIBATTITO DI MERDOLEDì SCORSO AL GUERNICA SUL DISSESTO IDROGEOLOGICO E I BENI COMUNI SI E' DECISO DI ANDARE SABATO SERA (10/12) ALLA STAZIONE FERROVIARIA 
ALLE ORE 18.00 A PORTARE LA NOSTRA SOLIDARIETà ATTIVA AI LAVORATORI SERVIRAIL 
CHE STANNO PRESIDIANDO GIORNO E NOTTE IL BINARIO 1 PER PROTESTA CONTRO LA 
CANCELLAZIONE DEFINITIVA DEI TRENI-NOTTE (DALLA SICILIA AL NORD ITALIA) DA 
GIORNO 11.

RETE NO PONTE - Comunità dello Stretto