di Luciano Marabello - Comunità Urbana
Le
nuove strategie di avanzamento tecnico e amministrativo per l’attuazione del
progetto Stu Tirone e del connesso procedimento Contratto di Quartiere 2 si
mostrano ancora in questi giorni.
Il
15 dicembre 2011 una nuova conferenza dei servizi esaminerà per l’approvazione
in linea tecnica brandelli di progetto definitivo: per parti si procede ad
inghiottire bocconi di città.
La
mossa strategica messa in atto dall’Amministrazione e dalla società STU, per
far digerire gli interventi è quella di distillarli poco per volta, un avanzamento
per frammenti, un sistematico ricorso ad innovazioni di procedimento che
tendono a rimescolare carte a far perdere le tracce e la chiarezza sia del
processo che del prodotto.
Il
dibattito prodotto quasi due anni fa per lo stimolo del gruppo di lavoro delle
professioni e dei saperi Comunità Urbana, le azioni
deliberative del Consiglio della IV circoscrizione e gli interventi dell’associazionismo
e di alcuni Consiglieri comunali, hanno espresso un metodo d’intervento attivo
nei processi di osservazione e discussione delle trasformazioni urbane. Un
metodo in cui, azione politica dal basso, competenze tecniche ed intellettuali ma
anche politica delegata avevano trovato come luogo comune quel pezzo di citta
chiamato Tirone.
La
traccia condivisa nei temi del dibattito è stata la richiesta di attenzione
reale alla trasformazione della città e il perseguimento di azioni concrete per
la sostenibilità nelle azioni procedurali, progettuali ed economiche.
Le
parti progettate (edilizia pubblica e privata) che andranno in conferenza dei
servizi si mostrano totalmente impermeabili a tutte le considerazioni fatte
durante il corso del dibattito e oltretutto impermeabili agli stessi indirizzi dei
documenti degli organismi consultivi costituiti da ordini professionali e Confindustria,
voluti e “istituiti” per l’occasione dall’assessore Gianfranco Scoglio.
Tali
interventi per la costruzione di 36 alloggi di edilizia pubblica e 4 alloggi di
edilizia privata, intervengono pesantemente su un versante collinare a forte
acclività, asportano gran parte del terreno sotto una porzione di viale Italia,
imponendo l’uso di massicce e costose opere di
consolidamento per la sua stessa realizzazione. Lo stesso fabbricato si
predispone ad accogliere nel futuro sulla sua terrazza un centro commerciale, elemento
bizzarro sia per la localizzazione urbana e di accesso, sia per la sua natura
trans-tipologica frutto più di sommatoria elementare di elementi costruiti che
di ricerca effettiva.
I
risultati attuali sono il frutto di due procedure d’intervento urbano: quella
della Società di Trasformazione Urbana il Tirone e quella del Contratto di
Quartiere II, nell’ambito del Programma Innovativo di Ambito Urbano.
Due
idee, di città e di ambito urbano, molto lontane dal dibattito e dalla prassi
trasformativa in atto in Italia e in Europa. Lontane nei risultati, lontane
nell’interpretazione delle procedure, lontane persino nelle pratiche di
selezione fra le proposte progettuali e di libera concorrenza fra gli attori
economici.
Prima
nel 2003, la decisione di indire una gara, l’unica in tutto questo
procedimento, per la ricerca del partner privato socio nella STU, poi
l’individuazione di un primo perimetro d’intervento e l’estensione successiva
senza gara al nuovo perimetro del Contratto di Quartiere II.
Nel
bando regionale del 2003 per l’attuazione dei Programmi Innovativi di Ambito
Urbano “Contratto di quartiere II” il programma dell’Amministrazione di Messina
ottiene un finanziamento di otto milioni e mezzo di euro di contro i dieci
richiesti, rientrando nei requisiti previsti dai singoli punti del bando. Il
processo in atto, frutto dell’accorpamento delle diverse procedure, dopo quasi
10 anni dall’avvio ha perso altri soldi del finanziamento pubblico per sviste e
ritardi arrivando alla quota di euro 6.373.493.
Oggi
si concretizza in forma di progetto definitivo uno dei frammenti del programma, con l’edificio residenziale pubblico-privato,
la nuova scalinata di via Pascoli, e qualche intervento di mobilità
sperimentale (dissuasori mobili). Si tende ad unire le 36 residenze pubbliche e
le 4 private in un corpo di fabbrica interrelato rendendo indissolubili pubblico
e privato e soprattutto rendendo incerta l’obbligatorietà del ricorso alle gare
di evidenza pubblica sia per le prestazioni professionali sia quelle dei futuri
appalti di costruzione.
Progettazioni
e lavori, di fatto affidati tutti ad un unico soggetto, che con convenzione nel
2004 diventa unico progettista, realizzatore, gestore e attuatore. Una
procedura “interpretativa” che caratterizzerà le prestazioni professionali e
imprenditoriali della STU come una sorta di sui
generis società in house. Il groviglio di procedure e la sommatoria di
creatività nei processi non è però accompagnata da innovazione di intervento
sulla città e da una riduzione degli impatti e delle densità. Il groviglio si
realizzerà fisicamente nei grafici dello studio di fattibilità che, pur non
essendo Piano Particolareggiato, sarà assimilato a questo tipo di documento di
progetto dei piani attuativi.
Al
groviglio di scelte urbane e localizzative si accompagna l’incertezza
permanente dei singoli interventi, lo slittare dei volumi più in qua o più in
là, l’apparire e lo scomparire di
consistenti manufatti, l’impennarsi di palazzi in quota o il ripiombare alla
quota del terreno, senza revisione complessiva dello “strumento regolatore
particolareggiato” di piano.
L’edificio
e le opere necessarie per il contenimento dei terreni derivati proprio per l’incauta
scelta localizzativa, mostrano un costo notevole che si evince dai quadri
economici. Un edificio che diventa energivoro
di risorse finanziarie pubbliche e che insieme ai microinterventi sulla nuova
scalinata e sperimentazioni mobilità e rifiuti, consuma non soltanto il suolo
scosceso a ridosso del bastione cinquecentesco delle mura, ma anche la totalità
del finanziamento pubblico del Contratto di Quartiere pari ad euro 6.373.493 presupponendo un cofinanziamento di opere per altri 8.613.505 a carico di privati? Su altri filoni di programmi di finanziamento?
In questo i quadri economici sono molto vaghi.
Questo
esempio di consumo di risorse pubbliche e d’interventi a forte “impatto
geotecnico” è frutto di visioni tecnicistiche eccitate, ma anche frutto di
errori strategici localizzativi nelle progettazioni urbane, riservando le aree
e i suoli più “semplici” all’intervento redditizio e quelle più difficili e
costose all’intervento con finanziamento pubblico. La STU oggi è una società in cui
gli azionisti di maggioranza al 70% costituiti dai privati e i soci pubblici azionisti
al 30% perseguono alleati una densificazione di città con interventi ad alta
volontà d’impatto, e la attuano in concreto con procedure segmentate e
volutamente frammentarie: è la città che attraverso alcune scelte precise divora
se stessa.
E’
compito dei cittadini e non degli azionisti della città dimostrare che il
Tirone è un luogo di sperimentazione sostenibile e di intervento delicato e
consapevole intorno ai temi del riuso della progettazione minimale e del
recupero della città esistente.

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