mercoledì 14 dicembre 2011

Il progetto urbano del Tirone: un groviglio in progress


di Luciano Marabello - Comunità Urbana

Le nuove strategie di avanzamento tecnico e amministrativo per l’attuazione del progetto Stu Tirone e del connesso procedimento Contratto di Quartiere 2 si mostrano ancora in questi giorni.
Il 15 dicembre 2011 una nuova conferenza dei servizi esaminerà per l’approvazione in linea tecnica brandelli di progetto definitivo: per parti si procede ad inghiottire bocconi di città.
La mossa strategica messa in atto dall’Amministrazione e dalla società STU, per far digerire gli interventi è quella di distillarli poco per volta, un avanzamento per frammenti, un sistematico ricorso ad innovazioni di procedimento che tendono a rimescolare carte a far perdere le tracce e la chiarezza sia del processo che del prodotto.
Il dibattito prodotto quasi due anni fa per lo stimolo del gruppo di lavoro delle professioni e dei saperi Comunità Urbana, le azioni deliberative del Consiglio della IV circoscrizione e gli interventi dell’associazionismo e di alcuni Consiglieri comunali, hanno espresso un metodo d’intervento attivo nei processi di osservazione e discussione delle trasformazioni urbane. Un metodo in cui, azione politica dal basso, competenze tecniche ed intellettuali ma anche politica delegata avevano trovato come luogo comune quel pezzo di citta chiamato Tirone.
La traccia condivisa nei temi del dibattito è stata la richiesta di attenzione reale alla trasformazione della città e il perseguimento di azioni concrete per la sostenibilità nelle azioni procedurali, progettuali ed economiche.

Le parti progettate (edilizia pubblica e privata) che andranno in conferenza dei servizi si mostrano totalmente impermeabili a tutte le considerazioni fatte durante il corso del dibattito e oltretutto impermeabili agli stessi indirizzi dei documenti degli organismi consultivi costituiti da ordini professionali e Confindustria, voluti e “istituiti” per l’occasione dall’assessore Gianfranco Scoglio.
Tali interventi per la costruzione di 36 alloggi di edilizia pubblica e 4 alloggi di edilizia privata, intervengono pesantemente su un versante collinare a forte acclività, asportano gran parte del terreno sotto una porzione di viale Italia, imponendo l’uso di massicce e costose opere di  consolidamento per la sua stessa realizzazione. Lo stesso fabbricato si predispone ad accogliere nel futuro sulla sua terrazza un centro commerciale, elemento bizzarro sia per la localizzazione urbana e di accesso, sia per la sua natura trans-tipologica frutto più di sommatoria elementare di elementi costruiti che di ricerca effettiva.
I risultati attuali sono il frutto di due procedure d’intervento urbano: quella della Società di Trasformazione Urbana il Tirone e quella del Contratto di Quartiere II, nell’ambito del Programma Innovativo di Ambito Urbano.
Due idee, di città e di ambito urbano, molto lontane dal dibattito e dalla prassi trasformativa in atto in Italia e in Europa. Lontane nei risultati, lontane nell’interpretazione delle procedure, lontane persino nelle pratiche di selezione fra le proposte progettuali e di libera concorrenza fra gli attori economici.
Prima nel 2003, la decisione di indire una gara, l’unica in tutto questo procedimento, per la ricerca del partner privato socio nella STU, poi l’individuazione di un primo perimetro d’intervento e l’estensione successiva senza gara al nuovo perimetro del Contratto di Quartiere II.
Nel bando regionale del 2003 per l’attuazione dei Programmi Innovativi di Ambito Urbano “Contratto di quartiere II” il programma dell’Amministrazione di Messina ottiene un finanziamento di otto milioni e mezzo di euro di contro i dieci richiesti, rientrando nei requisiti previsti dai singoli punti del bando. Il processo in atto, frutto dell’accorpamento delle diverse procedure, dopo quasi 10 anni dall’avvio ha perso altri soldi del finanziamento pubblico per sviste e ritardi arrivando alla quota di euro 6.373.493.
Oggi si concretizza in forma di progetto definitivo uno dei frammenti del programma,  con l’edificio residenziale pubblico-privato, la nuova scalinata di via Pascoli, e qualche intervento di mobilità sperimentale (dissuasori mobili). Si tende ad unire le 36 residenze pubbliche e le 4 private in un corpo di fabbrica interrelato rendendo indissolubili pubblico e privato e soprattutto rendendo incerta l’obbligatorietà del ricorso alle gare di evidenza pubblica sia per le prestazioni professionali sia quelle dei futuri appalti di costruzione.
Progettazioni e lavori, di fatto affidati tutti ad un unico soggetto, che con convenzione nel 2004 diventa unico progettista, realizzatore, gestore e attuatore. Una procedura “interpretativa” che caratterizzerà le prestazioni professionali e imprenditoriali della STU come una sorta di  sui generis società in house. Il groviglio di procedure e la sommatoria di creatività nei processi non è però accompagnata da innovazione di intervento sulla città e da una riduzione degli impatti e delle densità. Il groviglio si realizzerà fisicamente nei grafici dello studio di fattibilità che, pur non essendo Piano Particolareggiato, sarà assimilato a questo tipo di documento di progetto dei piani attuativi.
Al groviglio di scelte urbane e localizzative si accompagna l’incertezza permanente dei singoli interventi, lo slittare dei volumi più in qua o più in là,  l’apparire e lo scomparire di consistenti manufatti, l’impennarsi di palazzi in quota o il ripiombare alla quota del terreno, senza revisione complessiva dello “strumento regolatore particolareggiato” di piano.
L’edificio e le opere necessarie per il contenimento dei terreni derivati proprio per l’incauta scelta localizzativa, mostrano un costo notevole che si evince dai quadri economici. Un edificio che diventa energivoro di risorse finanziarie pubbliche e che insieme ai microinterventi sulla nuova scalinata e sperimentazioni mobilità e rifiuti, consuma non soltanto il suolo scosceso a ridosso del bastione cinquecentesco delle mura, ma anche la totalità del finanziamento pubblico del Contratto di Quartiere pari ad euro  6.373.493 presupponendo un cofinanziamento di opere per altri 8.613.505 a carico di privati? Su altri filoni di programmi di finanziamento? In questo i quadri economici sono molto vaghi.
Questo esempio di consumo di risorse pubbliche e d’interventi a forte “impatto geotecnico” è frutto di visioni tecnicistiche eccitate, ma anche frutto di errori strategici localizzativi nelle progettazioni urbane, riservando le aree e i suoli più “semplici” all’intervento redditizio e quelle più difficili e costose all’intervento con finanziamento pubblico. La STU oggi è una società in cui gli azionisti di maggioranza al 70% costituiti dai privati e i soci pubblici azionisti al 30% perseguono alleati una densificazione di città con interventi ad alta volontà d’impatto, e la attuano in concreto con procedure segmentate e volutamente frammentarie: è la città che attraverso alcune scelte precise divora se stessa.
E’ compito dei cittadini e non degli azionisti della città dimostrare che il Tirone è un luogo di sperimentazione sostenibile e di intervento delicato e consapevole intorno ai temi del riuso della progettazione minimale e del recupero della città esistente.

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