di Luigi Sturniolo
Alla fine abbiamo vinto noi. Non
era difficile immaginarselo. Il Ponte sullo Stretto non si reggeva in piedi da
un punto di vista strutturale ed era basato su un meccanismo finanziario
assolutamente improbabile. La domanda era soltanto capire quanti soldi avrebbero
sperperato prima di dichiarare default. Si sono fermati a circa 500 milioni,
allo stato attuale. 110 spesi nella stagione delle trivelle, un nuovo mutuo di
12 milioni acceso poche settimane fa per i lavori di Cannitello. Il territorio
ha diritto adesso ad un risarcimento per il fallimento di una intera classe
politica e burocratica che ha appeso l’area dello Stretto, ed il Sud in
generale, ad una prospettiva inutile, impossibile, devastante, speculativa. I
vari Ciucci, Buzzanca, Lombardo, Scopelliti
e amici dovrebbero trarre le giuste conseguenze e togliere il disturbo.
Al di là delle colpe sull’utilizzo di risorse pubbliche, su di loro grava,
infatti, la più grande delle responsabilità: quella di avere condotto un’intera
area in un vicolo cieco, privo di qualsiasi prospettiva che non fosse
l’impoverimento dei cittadini, la devastazione del territorio e la
desertificazione produttiva. E’ possibile che non se ne rendano neanche ben
conto, ma questo è il destino al quale sono destinati i territori sottoposti
alle politiche delle grandi opere. O forse è meglio dire che alla
desertificazione produttiva corrisponde la politica delle grandi opere.
Bisognerebbe guardare meglio a quanto accaduto, ad esempio, con le grandi dighe
in Africa.
“Ma che te lo dico a fare?” –
verrebbe da dirsi. Eppure abbiamo anche provato a spiegarlo ad un Consiglio
Comunale (quello messinese) che ancora poche settimane fa si trastullava con
richieste di opere compensative, risarcimento e furbizie varie, possibili
quando c’era la Democrazia Cristiana e si poteva creare debito. Ma, che
vogliamo farci, oggi non ci sono più i democristiani di una volta e il debito
pubblico annuncia già il fallimento prossimo futuro. Abbiamo provato a spiegare
al Consiglio Comunale e alla Giunta (Buzzanca, chiaramente, non si è fatto mai
vivo) che stavano puntando su un cavallo morto, che non si trattava più di
disputare su “Ponte Sì/Ponte No”, ma che, comunque, il Ponte (fossero stati
aperti o meno i cantieri) non avrebbe portato alcun vantaggio al territorio.
Il Ponte definanziato l’abbiamo
già vissuto. Era il tempo del Governo Prodi e la pressione del Movimento No
Ponte aveva indotto il governo di centrosinistra a mettere il mega-mostro in
sonno. Colpevolmente. Il Ponte andava cancellato e con esso la Stretto di
Messina S.p.a. e il contratto con Impregilo. Ad un Berlusconi nuovamente in
sella è stato, infatti, facile rimettere in moto la macchina. Per questo oggi è
necessario chiudere la partita, rilanciare l’iniziativa, bocciare il progetto e
fare quanto il Governo Prodi non ebbe il coraggio di fare. Soprattutto non va
riconosciuta alcuna penale e alcun debito con i grossi contractor che si
nutrono da anni del debito pubblico che saranno tutti i cittadini a dovere
pagare.
Noi non ci fermeremo. Vogliamo che
i soldi originariamente destinati al Ponte vengano investiti nell’area
interessata dal mostro sullo Stretto. Innanzitutto vogliamo un grande
investimento nella sicurezza del territorio e nella difesa del suolo, nelle
infrastrutture di prossimità (ferrovie, strade, scuole, cultura) e nel welfare.
Staremo, comunque, al fianco di chi ancora si batte contro opere devastanti e
speculative come la Tav e ci opporremo alla costruzione di nuove bolle
speculative sui beni comuni (acqua, istruzione, trasporti).

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